E' ovvio che dopo quanto successo a Marco tutti vogliano parlare e dire la propria, io ho fatto qualche riflessione e vorrei condividerla.
Si è detto che per la sicurezza in moto si è fatto tantissimo. Si sa che non è mai abbastanza.
In Formula 1 così come nelle competizioni motoristiche su 4 ruote il "collare Hans" è ormai diventato obbligatorio. Bisogna fare in modo che lo diventi al più presto anche nel motociclismo, e che sia sviluppato in modo completo e tale da ridurre ancora quei rischi che vengono a galla nei modi più inaspettati.
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Il "collare Hans" così com'è stato introdotto in Formula 1 è la miglior protezione per la regione cervicale. So che questo supporto sembra essere di più difficile utilizzo per i motociclisti a causa della maggiore mobilità richiesta (specialmente nelle curve e negli spostamenti del corpo nelle chicane).

La limitazione di questo dispositivo così come lo si sta concependo per le moto (lo stanno già commercializzando per le moto da strada, col nome semplice di neck brace, cioè collare, ma non è ancora del tutto sviluppato per le competizioni agonistiche) sfrutta principi simili al collare Hans ma non risolve l'esposizione del collo tra tuta e casco (che nell'Hans è protetto). Con le attuali tute – ed anche con l'eventuale prossimo utilizzo del collare – sebbene si possa limitare o impedire pieghe innaturali del collo proteggendo le vertebre, si lascia comunque scoperta la nuca.

Per coprire questa zona si deve evolvere il neck brace motociclistico portando alla copertura integrale del collo e della zona occipitale (con un fissaggio diretto alla tuta e nello specifico al paraschiena).
Mentre il collare sarebbe protezione intermedia tra paraschiena e casco, rimane sempre una parte della nuca esposta. Perciò rimane da coprire quella zona intermedia.
Immaginate di intrecciare le mani dietro la nuca, e di ottenere un "colletto" rinforzato e rialzato: si potrebbe usare un guscio a maglia rigida o flettente (ad esempio di titanio o materiali adatti allo scopo), come una corazza supplettiva che sia prolungamento del paraschiena della tuta, ma separata dal casco (di cui dovrebbe comunque proteggere la parte inferiore).
Una corazza di questo tipo dovrebbe creare un autentico "guscio di tartaruga" distanziato dal collo tanto da permettere ogni tipo di movimento, per una copertura integrale posteriormente e parziale lateralmente, ad un'altezza che superi almeno la metà del casco.
La protezione in questo modo sarebbe avvolgente, dalla schiena alla testa, senza più parti esposte a lesioni da impatto o abrasioni:
- posteriormente si dovrebbe ottenere la copertura della zona occipitale;
- lateralmente, la protezione starebbe appena all’altezza dei lobi temporali, ovviamente nello spazio necessario a consentire liberi movimenti del casco che non deve andare al contatto con la corazza (come quando ci si sporge in piega ad esempio). A seconda dell'impostazione della giuntura sulla spalla, questa non dovrebbe nemmeno intralciare la visuale nel momento in cui ci si volta a guardare indietro.
A seconda degli sviluppi della maglia e del materiale utilizzato per realizzarla, si valuterà se rivestirla o meno.
Una maglia senza rivestimento avrebbe influenze aerodinamiche minime (maglia traforata). Per una maglia rivestita si traccerebbero aperture per i flussi d'aria.
Il "neck brace", o collare Hans semplice non può bastare. Bisogna introdurre un’estensione del paraschiena abbastanza alta da coprire il collo e consentire i movimenti, ma impedire ogni tipo di contatti e di pressioni sulla regione del collo e la parte inferiore del casco.
Un saluto.
