ott
25
2011
0

Ai piloti: il collare Hans e non solo

E' ovvio che dopo quanto successo a Marco tutti vogliano parlare e dire la propria, io ho fatto qualche riflessione e vorrei condividerla.

Si è detto che per la sicurezza in moto si è fatto tantissimo. Si sa che non è mai abbastanza.

In Formula 1 così come nelle competizioni motoristiche su 4 ruote il "collare Hans" è ormai diventato obbligatorio. Bisogna fare in modo che lo diventi al più presto anche nel motociclismo, e che sia sviluppato in modo completo e tale da ridurre ancora quei rischi che vengono a galla nei modi più inaspettati.

Il "collare Hans" così com'è stato introdotto in Formula 1 è la miglior protezione per la regione cervicale. So che questo supporto sembra essere di più difficile utilizzo per i motociclisti a causa della maggiore mobilità richiesta (specialmente nelle curve e negli spostamenti del corpo nelle chicane).

 

La limitazione di questo dispositivo così come lo si sta concependo per le moto (lo stanno già commercializzando per le moto da strada, col nome semplice di neck brace, cioè collare, ma non è ancora del tutto sviluppato per le competizioni agonistiche) sfrutta principi simili al collare Hans ma non risolve l'esposizione del collo tra tuta e casco (che nell'Hans è protetto). Con le attuali tute – ed anche con l'eventuale prossimo utilizzo del collare – sebbene si possa limitare o impedire pieghe innaturali del collo proteggendo le vertebre, si lascia comunque scoperta la nuca.


Per coprire questa zona si deve evolvere il neck brace motociclistico portando alla copertura integrale del collo e della zona occipitale (con un fissaggio diretto alla tuta e nello specifico al paraschiena).

Mentre il collare sarebbe protezione intermedia tra paraschiena e casco, rimane sempre una parte della nuca esposta. Perciò rimane da coprire quella zona intermedia.

Immaginate di intrecciare le mani dietro la nuca, e di ottenere un "colletto" rinforzato e rialzato: si potrebbe usare un guscio a maglia rigida o flettente (ad esempio di titanio o materiali adatti allo scopo), come una corazza supplettiva che sia prolungamento del paraschiena della tuta, ma separata dal casco (di cui dovrebbe comunque proteggere la parte inferiore).

Una corazza di questo tipo dovrebbe creare un autentico "guscio di tartaruga" distanziato dal collo tanto da permettere ogni tipo di movimento, per una copertura integrale posteriormente e parziale lateralmente, ad un'altezza che superi almeno la metà del casco.

La protezione in questo modo sarebbe avvolgente, dalla schiena alla testa, senza più parti esposte a lesioni da impatto o abrasioni:

- posteriormente si dovrebbe ottenere la copertura della zona occipitale;

- lateralmente, la protezione starebbe appena all’altezza dei lobi temporali, ovviamente nello spazio necessario a consentire liberi movimenti del casco che non deve andare al contatto con la corazza (come quando ci si sporge in piega ad esempio). A seconda dell'impostazione della giuntura sulla spalla, questa non dovrebbe nemmeno intralciare la visuale nel momento in cui ci si volta a guardare indietro.

A seconda degli sviluppi della maglia e del materiale utilizzato per realizzarla, si valuterà se rivestirla o meno.

Una maglia senza rivestimento avrebbe influenze aerodinamiche minime (maglia traforata). Per una maglia rivestita si traccerebbero aperture per i flussi d'aria.

Il "neck brace", o collare Hans semplice non può bastare. Bisogna introdurre un’estensione del paraschiena abbastanza alta da coprire il collo e consentire i movimenti, ma impedire ogni tipo di contatti e di pressioni sulla regione del collo e la parte inferiore del casco.

Un saluto.

ott
23
2011
0
set
23
2011
0

www.puttanate.it/focosulmondo.html

è così che si dovrebbe chiamare il sito internet che riassuma la presente condizione dell'Italia e del mondo occidentale.
è stata come una folgorazione pensare alla spiegazione più logica della forma di stivale del nostro Paese.
è molto semplice, e mi auguro che sia davvero così.
l'Italia è il piede su cui poggia l'Europa.
perciò mi auguro che se questo paese fallirà possa trascinare con se nel gorgo tutti gli altri.
se ci spezzeremo finendo in ginocchio possa tutta l'Europa e il mondo occidentale spezzarsi e finire in ginocchio.
così vedremo tutti i nostri razzismi rivoltarsi contro di noi.
vedremo i gialli, i turbanti, gli islamici, comprarsi le nostre città d'arte un pezzo alla volta, staccarle dai nostri borghi storici come souvenir per i loro palazzi e farne sfoggio alle feste mondane cui inviteranno gli ex vip del nostro tempo. faranno di noi appendici dei loro imperi che vedremo comunque fallire.
invidio coloro che credono nella fine del mondo.
vorrei poterla narrare a cumuli di tombe ridendo di questi giorni.
viva la revolucion.

s'i fosse foco, arderei'l mondo
s'i fosse vento, lo tempesterei
s'i fosse acqua i' l'annegherei
s'i fosse dio, mandreil'en profond
s'i fosse papa, sare'allor giocondo
che tutti cristiani embrigarei
s'i fosse imperator, sà che farei?
at tutti mozzerei lo capo a tondo
s'i fosse morte, andrei da mio padre
s'ì fosse vita, fuggirei da lui
similmente faria da mi madre
s'io fosse Cecco, com'i' sono e fui
torrei le donne giovani e leggiadre
le vecchie e laide lasserei altrui

Cecco Angiolieri

700 anni dopo, queste parole riecheggiano sempre più forti nelle menti e nei cuori degli uomini d'oggi

set
11
2011
0

9/11 – 10 anni

Domenica 11 settembre 2011
10 anni di distanza e nei sei canali nazionali, i più visti, Rai e Mediaset, in prima serata abbiamo una fiction su Rai 1 (Il mistero dell'acqua), una serie tv su Rai 2 (NCIS), un film commedia su Rai 3 (FBI Protezione Testimoni 2), una telenovela su Rete 4 (Tempesta d'amore), una fiction su Canale 5 (Dov'è mia figlia), un varietà su Italia 1 (Mistero).
Solo su La7 c'è un film che è una sorta di documento-omaggio alle vittime dell'11 settembre (The guys).

Ecco perchè odio la televisione.
Probabilmente non sarei stato qui a guardarlo lo stesso. Eppure dovrebbero esserci cose che hanno senso nonostante tutto.

I morti sono sepolti.
Bin Ladin è morto.
La guerra si combatte ancora.
E io non sono  più il ragazzino che giocava a pallone il pomeriggio in cui mia madre tornando a casa diceva che erano crollate delle torri in America e che c'erano un sacco di morti.
Anche se forse sono ancora un pò di quel ragazzino che quella sera, e nei giorni seguenti, restava a guardare il telegiornale senza capire.

set
04
2011
0

GLI SCRITTORI

Nascono
per ricordarci quanto la realtà sia patetica
Vivono
per rendere la vita più reale di quanto non sia
Muoiono
perchè nessuna frase o rima può eguagliare lo sguardo, il profumo, il tocco
il calore di una donna

mag
02
2011
0

11/09/2001
-
02(01)/05/2011

 

apr
19
2011
0

Referendum Nucleare

A che ora è la fine del mondo?

Un dettaglio tecnico importante: per votare di No al nucleare, bisognerà votare Si, ovvero votare Si all'abrogazione.
Chi non andrà a votare esprimerà automaticamente il proprio favore al nucleare, alla non abrogazione.

Avevo scritto il mio primo post sul nucleare a settembre 2010, ben prima dell'isterismo generato dal terremoto in Giappone e la crisi di Fukushima.

Non sono mai stato uno che a parlare di nucleare come prima cosa citava Chernobyl. Pochi sanno che l'esplosione del reattore n°4 di Chernobyl era frutto non di circostanze fortuite ma ad una sciagurata condotta degli assegnati agli impianti che generarono un sovraccarico. Errore umano e non disastro nucleare.

Sono cresciuto in un Paese senza energia nucleare con l'idea che fosse un male pericoloso. Ho pian piano maturato la convinzione che fosse l'energia del futuro fino a quando, sulla prospettiva del ritorno del nucleare in Italia avevo accolto con piacere la notizia, preoccupandomi però di farmi qualche domanda sul perchè e come ci si dovesse arrivare.

Oggi, arrivando a lavoro mi sono trovato di fronte ad un'accesa discussione sull'energia e sul nucleare. Dopo aver ascoltato per un pò ho capito che chi parlava non aveva idea dei modi e tempi in cui l'Italia ci arriverà. Anche ammettendo di avere delle lacune sull'argomento e una comprensione non piena – come un argomento di questa complessità vorrebbe – credo che la logica possa sopperire a molte carenze, anche tecniche.

La prima cosa che ho scoperto è che c'è chi valuta il nucleare alla stregua di un propellente qualunque, di un idrocarburo. Qualcosa che brucia, non che fonde. Qualcosa i cui rifiuti siano assimilati ai gas nervini e non alla persistenza dell'atomo. A qualcosa che intossica, non in grado di causare mutazioni persistenti in tutte le creature viventi. Qualcosa che non ha tempi di decadimento radiattivo di migliaia di anni.
Per alcune delle persone che voteranno a favore del nucleare – o che non andranno a votare – pensano che l'Uranio sia un propellente come tutti gli altri. Qualcosa che funziona per reazioni chimiche.

La seconda cosa è che molti sono convinti che le pale eoliche siano qualcosa che deturba il paesaggio, una centrale nucleare no.

La terza cosa è che sono convinti che alleggerirà subito le loro bollette.

L'argomentazione più frequente è che siamo circondati da centrali. Francia, Germania, in tutta Europa. Un'argomentazione su cui tutti i pro-nucleare hanno marciato, sulla disinformazione. Un'argomentazione su cui anch'io ero cascato per qualche tempo.

Un'altra argomentazione (di una certa vox populi), è che le raffinerie di petrolio sono pericolose quanto quelle nucleari. Quindi, avendo già quelle di petrolio, cosa mai cambierebbe averle nucleari?

Basterebbe riflettere su queste per rendersi conto della superficialità con cui ci si pone ad un argomento del genere.

Le mie riflessioni in breve sono queste:

L'Italia dovrebbe acquistare le centrali EPR francesi, di terza generazione avanzata, con dei tempi di realizzazione al momento ignoti. Nessuna di queste centrali è stata ancora ultimata in Europa, nè sono stati accertati i costi definitivi (il prezzo base dovrebbe essere di 9 milioni di dollari circa, quella in costruzione in Finlandia, non ancora ultimata, ha sforato già a 11).

Non ci saranno immediati benefici economici per gli italiani perchè i costi della produzione andranno ammortizzati negli anni. Ci vorrà un decennio per costruirle (anno più anno meno), in questo periodo di tempo continueremo a pagare le ordinarie fonti energetiche, più le spese di costruzione delle centrali.
Dal momento in cui cominceranno a produrre al momento in cui i costi saranno ammortizzati si calcolano dai 15 ai 25 anni.

Si calcola che al mondo sia disponibile combustibile nucleare per altri 50 anni.

Le centrali di Quarta Generazione, a bassissimo consumo, non saranno realizzabili – si calcola – prima del 2030.

In questo momento, in Italia, i fondi di sviluppo per il fotovoltaico sono stati sospesi.

In questo momento, l'Italia sta ancora pagando alla Germania il mantenimento (e non lo smaltimento) delle scorie delle nostre vecchie centrali.
La Germania non ha al momento abbastanza siti di stoccaggio per le sue centrali.

L'Italia è uno dei Paesi europei a maggior rischio sismico. Non come la Francia o la Germania.

Sembra evidente che in Italia anche quelli che vogliono le centrali non le vogliano vicino a casa. I siti preferiti dal Nord Italia sarebbero ovviamente le regioni del sub, quelle maggiormente sismiche.

L'Italia è uno dei Paesi europei con il maggior tasso di infiltrazioni mafiose nei grandi appalti. L'affare nucleare sarebbe di sicura appetibilità per le organizzazioni criminali.
Se questo è vero per ogni tipo di fabbrica, centrale o edificio, ove infiltrazione criminale vuol dire appalti gonfiati e costruzioni al risparmio, risparmiare nei costi per una palazzina che può crollare non è come risparmiare sui materiali in una struttura come una centrale nucleare.

Esiste inoltre in tutti noi italiani un difetto culturale fondamentale che in ogni referendum ci porta ad un conflitto di ragione:
-chi vota per il proprio Governo non dovrebbe necessariamente essere sempre d'accordo con i provvedimenti che propone
-chi vota all'opposizione non dovrebbe necessariamente essere contrario a prescindere agli stessi provvedimenti
 

gen
14
2011
0

Frasi del giorno

"La religione è un insulto alla dignità umana. Con o senza di essa, avremmo persone buone che fanno buone azioni e persone malvagie che fanno azioni malvagie. Ma per far fare cose malvagie a persone buone, occorre la religione."

Steven Weinberg
Premio Nobel per la fisica nel 1979

"Lo sforzo di capire l'universo è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa, conferendole un po' della dignità di una tragedia "
 

dic
25
2010
0

Tenerezze di un pezzo di merda

racconto di natale
(si, con la "n" minuscola)

torna a casa alle quattro dopo una notte di vigilia trascorsa in giro per la città, a cercar un posto affollato quando la folla la odia. a bere quando bere dovrebbe esser atto religioso da consumarsi nella solitudine notturna.
torna assonnato, giacchè sveglio dal mattino ad orari estranianti per l'abitudini sue, chè il principale partiva al pomeriggio e si richiedeva la mattina intera di lavoro prima del congedo festivo.
accende la luce nel cortile basso dove l'auto non sua parcheggia, davanti a legna da ardere non ancora portata a riparo per pigrizia, ora zuppa di pioggia. ed ecco un cane uggiolante apparire dal buio. sembra brutto nel pelo grigio maculato e scuro, quasi rognoso. poi sotto la luce appare più normale e bello, non un bastardino qualunque.
zuppo com'è d'acqua per i diluvi notturni per cui forse non ha trovato riparo, lo segue timoroso eppur colmo di speranza. peccato che lui i cani li odi.
eppure sta zitto, non abbaia, e finchè sta muto od al massimo uggiola un poco, si può sopportare.
sale le scale ed il cane diffidente di approccia ai gradini arrotondati di fresco, dai lavori recenti interrotti all'inverno delle piogge. gli fa un fischio per invogliarlo a salire, ché ha già deciso di fargli un regalo di Natale, ché pure un bastardo vuol sentirsi più buono. fischia come ha già fatto qualche altra volta a cuccioli smarriti: è come un suono inciso nel DNA dei cani, si ricorda che son stati gli uomini a generarli così, pronti a rincorrere la figura umana.
la bestia sale fino al cortile e lì attende, mentre lui in fretta entra in casa ed apre un cartone di latte intero, comprato proprio al mattino nella bottega adiacente al tugurio di lavoro. torna fuori e fischia per ritorvare il cane che indietreggiando sulle scale lo attende.
trova una ciotola non contaminata dalle vernici che copiose sono scorse negli involucri di plastica del cortile negli ultimi mesi, per non avvelenarlo. trova quella giusta, un'immacolato sottovaso dal decoro giapponese blu su sfondo bianco, una volta oracolo di tronchetti verdi portafortuna, marciti nel tempo addietro, quando ancora la sua casa era popolata d'una famiglia.
indietreggia dopo versato il latte, s'inchina per apparir più minuto agli occhi del cane, lusingandolo con fischi ed indicando con la mano la ciotola imbiancata di latte. la bestia infreddolita ci si fionda con gran lena ed inizia leccare vorace.

lo lascia lì e torna su per le scale, lascia la porta socchiusa così che se la bestia lo seguisse non entrerebbe. apre la dispensa e c'è poco da offrirgli. il resto del mezzo litro di latte ed una pagnotta vaporosa da inzuppare doop averla sbriciolata in pezzi commestibili. la scalda in fretta sulla padella e la versa su di una teglia, torna giù fischiando ed il cane sembra scomparso, quando poi riappare proprio dalle scale, ficcatosi chissaddove nel dedaolo di mansarde e scale della casa di sopra. offre il pasto caldo che immagina allevierà il suo tremore e freddo. non indugia ad osservarlo. per il consumo del pasto quanto piuttosto per la livrea zuppa d'acqua.
torna di sopra a caccia di qualcosa con cui asciugarlo, qualcosa di vecchio e logoro, non un asciugamano -non è così buono – ma una vecchia maglietta. torna giù mentre la bestia spazzola gli ultimi rimasugli della cena consumata dalla fame in pochi istanti.
lui si china e fischia con la maglietta pronta a far da coperta e asciugamani, ma il cane teme e non s'avvicina. diffidente, osserva ed indietreggia, poi va via, lasciandolo solo.

mattina di natale. ci sono regali da portare qua e là, sms da spedire, risposte da attendere. quando giro la chiave nella toppa ed esce per il primo viaggio alla macchina nel cortile di sotto un trambusto proviene dallo sgabuzzino lì accanto. dalla volta rifinita di fresco, tra i barattoli di vernice e le zanzariere delle finestre posate là, uggiolando esce il cane.
mentre lui porta di sotto la prima infornata di regali il cane lo segue impaziente. apre un secondo cartone di latte e gli riempie nuovamente la ciotola giapponese prima di prendere la seconda infornata di regali ed andar per altri lidi.
l'ultimo fotogramma è l'animale che lecca vorace la sua colazione di natale chinato sul gradino più in basso – il corpo ancora sul secondo e terzo più alti -
quando torna, ormai a tarda sera, non ce n'è più traccia.

e meno male che io i cani li odio.

dic
24
2010
0

Powered by Bloog.it